Port a cath







Nelle malattie a lungo decorso si può avere necessità di terapie endovena a cicli variabili ma continue; ciò significa sottoporre le vene ad uno stress.
Senza scendere nei particolari basta sapere che, con il tempo, diventa difficile, se non impossibile, eseguire un'iniezione endovena.

Presentandosi il problema, feci ricerche scoprendo che in campo Oncologico, dove il paziente è sottoposto a chemioterapia per cicli più o meno lunghi, viene largamente utilizzato il:
"catetere venoso" detto "Port".

Perchè non usarlo ?

Quì sotto vedete l'esemplare che ho "indossato"

In sostanza è una camera isolante, con struttura in Titanio (come in questo caso) o Polysulfone, che viene inserita sotto pelle, in genere sul petto ( Ma può essere posizionata, per particolari casi, in altro loco), con un catetere (cannula bianca) che raggiunge il cuore attraverso la vena Succlavia o Giugulare.

Non spaventatevi è un'intervento semplice in anestesia locale. :-)

Al centro troviamo una cupola di silicone nel quale verrà inserito l' "ago di Huber" che vi farà compagnia per circa un mese prima di essere sostituito.





La foto sotto riproduce un kit di infusione (Gripper).

Notate, a destra, la particolarità dell' ago a forma di "L" (Huber) che permette al catetere di "uscire" perpendicolarmente al corpo.
Clicca sulla foto per ingrandirla.

Oltre:   2 clip di chiusura (giallo) e 2 innesti predisposti per:
1)   Inserzione di un'ago di siringa (cappuccio grigio).
2)   Allaccio diretto con il catetere della flebo (tappetto blu)
Con un minimo di attenzione si porta comodamente, con il vantaggio del Pronto Utilizzo !

E' possibile fare la doccia avendo cura di aggiungere una protezione isolante (pellicola trasparente) sopra il cerotto di protezione e tenuta.

L'inserimento dell'ago di Huber richiede una certa pratica da parte
dell' infermiera/e !






Potete farvi un'idea sull'uso leggendo la Guida per i pazienti  


o visitando il sito del produttore del "Port".